8 marzo 2013, nasce Zom Kom

Tre pozzi, un microcredito, un campo da coltivare, un mulino, un asilo, una scuola, un impianto fotovoltaico: sette anni di collaborazione tra Italiani e Burkinabé. Sette anni di ottimi risultati.

Gli Amici di Nanmassa sono convinti che valga la pena proseguire sia perché nulla vada perduto sia per far fronte a nuove esigenze, sempre – ripetiamo – nel rispetto della cultura dei locali e nel loro coinvolgimento. Il primo nucleo degli Amici nel tempo si è ingrandito, la gestione dei problemi è stata familiare: è giunta l’ora di dare all’Associazione – privata – una veste ufficiale, con l’intento di accogliere volontari, suggerimenti e – ovvio – finanziamenti. La soluzione è una onlus con sede a Roma. Perché a Roma e non a Torino cui finora hanno fatto capo gli Amici di Nanmassa? Semplice. Il responsabile degli Amici ha 80 anni e non solo non vuole commettere l’errore di tanti accentratori, ma è bene che pensi a un successore. D’altra parte non è la prima volta che qualcosa si trasferisce da Torino a Roma, a cominciare dalla Capitale. A Roma Domenico Pansini, giovane ed entusiasta è la persona giusta per proseguire.

È l’8 marzo 2013. Davanti ad un notaio compaiono i fondatori della onlus. Sono: Guido Ghio (Presidente) e Marcella Pentini sua moglie (Torino). Domenico Pansini(Vicepresidente) e sua moglie Laura Volpe(Roma). Rina Bertocchi (Monza). Mario Mastelli e sua moglie Lina Casonato (Gaiarine/Treviso).

Piccolo primo problema. Che nome dare alla onlus?  Nella lingua dei Mossi, l’etnia cui appartengono i nostri amici burkinabé  Zom = Farina di miglio Kom = acqua. Bere acqua in cui è stata sciolta farina di miglio e aggiunto un po’ di zucchero da una calebassa passata di mano in mano ha il preciso significato di benvenuto e fraternità.

E allora Zom-Kom a tutti coloro che vorranno dare l’adesione per continuare un lavoro che finora ha dato tanti buoni risultati. Questa onlus è una piccola cosa ma non si dimentichi che sono i torrentelli che fanno grande il fiume, che un esempio positivo può spingere altri a impegnarsi e che, come ci ricordano Ryszard Kapuściński: La vera immortalità: quella delle opere e Sándor Márai

E’ questo il senso più alto della vita: lasciare qualcosa dietro di noi, qualcosa che sia utile per il mondo e per gli uomini.