L’asilo

Nel progetto iniziale avevamo inclusa una tettoia, pensandola sia come riparo dalla pioggia, sia come luogo di riunione e socializzazione. Perché abbandonare il nostro grande albero di mango sotto cui si sta tanto bene? Si era sentito dire il nostro antropologo, discutendo con i locali. E se piove? Intanto la pioggia è una benedizione e poi basta aspettare. Tra che ascolta c’è Rosalie, che lancia un’idea. Con i soldi della tettoia perché non fare un asilo: le donne, libere dall’accudire i bambini, potrebbero dedicarsi ad altre attività, Nanmassa pagherebbe volentieri due di loro per dedicarsi ai bambini, oltretutto avviandoli allo studio del francese. L’asilo nasce – allegri disegni all’interno- dotato di cucina, servizi igienici, piccola medicheria. È il 2012.

 

Ancora una volta vediamo confermata l’importanza di lavorare sempre accanto ai locali, ascoltandone le esigenze e le proposte, senza incorrere in tanti errori di cui l’Africa purtroppo è piena.